Come chiudere una partita IVA: tutto ciò che c’è da sapere

Quando si parla di partita IVA in Italia, si tocca sempre un tema abbastanza spinoso. Sempre più, molti liberi professionisti e imprenditori voglio chiudere la loro partita Iva a causa dei costi esorbitanti a cui sono sottoposti. A differenza dell’apertura, la chiusura e la cessazione della partita Iva non sono dei temi cosi conosciuti. Spesso, molte persone si ritrovano spaesate di fronte alla normativa che vige in sede di chiusura di partita Iva. Proprio per questo, oggi cercherò di fare chiarezza su come avviene la chiusura dell’attività.

Cessazione partita IVA: automatica

L’ultima modifica alla procedura della chiusura automatica dell’attvità, risale al 2016. Infatti, dal 2016 è disposta la chiusura d’ufficio di attività che risultavano inattive da almeno 3 anni senza che venga applicata alcuna sanzione. Prima del 2016 veniva applicata una sanzione che andava dai 500 ai 2000 euro, nel caso in cui non fosse avvenuta la comunicazione di cessazione.

Chiusura partita IVA: procedura per colui che ne fa richiesta

Il primo step da compiere è presentare il modello AA9/12 (persone fisiche) o il modello AA7/10 (società, enti, associazioni). Dopo la presentazione del modulo, il quale si può scaricare dal sito dell’agenzia dell’entrate, il titolare di partita IVA dovrà presentare entro 30 giorni la dichiarazione di cessazione dell’attività. La presentazione del modulo e degli altri documenti presso l’Agenzia delle Entrate può avvenire secondo diverse modalità: in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate presente sul territorio (duplice copia), tramite raccomandata con copia allegata del documento del titolare e tramite via telematica.

Chiusura partita IVA: costi

Se si tratta di un’impresa che abbia l’obbligo di iscrizione al registro delle imprese, la cessazione dell’attività prevede che venga pagata una marca da bollo da 17,50 euro. Questa deve essere presentata entro 30 giorni. L’azienda, iscritta al registro delle imprese, che comunica la cessazione della sua attività, la deve comunicare sia all’Agenzia delle Entrate, sia alla Camera di Commercio. Infatti, la comunicazione alla Camera di Commercio permette di: interrompere il pagamento del diritto camerale e cancellarsi dalla gestione Inps di artigiani e commercianti. Nel caso in cui il titolare non facesse l’intera procedura come da normativa, si ritroverebbe costi aggiuntivi inutili. Tutto questo accade per le attività iscritte al registro delle imprese, invece, per le ditte individuali non esistono spese di cessazione e chiusura.

Chiusure partite IVA: conclusioni

Come puoi ben notare, la procedura di comunicazione di cessazione e di chiusura della partita IVA non è estremamente complessa come si può pensare. É anche vero, però, che è necessario fare alcune precisazioni molto importanti sulla chiusura di ogni attività, al fine di evitare spiacevoli inconvenienti. Ció che più ha rivoluzionato la modalità di cessazione delle attività è il provvedimento del 2016, di cui ti ho accennato qualcosa in precedenza. Nella pratica, tutte quelle aziende che risultavano inattive da almeno 3 anni, venivano automaticamente chiuse senza alcuna sanzione dagli uffici dell’Agenzia dell’Entrate, i quali effettuando diversi controlli incrociati (proprio a partire dal 2016) sono riusciti a scovare tutte le attività che risultavano cessate. La chiusura d’ufficio arriva tramite raccomandata ai titolari, delle ormai inesistenti partite iva, i quali hanno sessanta giorni per poter rispondere alla raccomandata e segnalare eventuali errori e rettificare e chiarire la propria posizione. Con questa mini-guida spero che tu possa aver capito a pieno come funziona la chiusura di una partita IVA e quali sono gli iter burocratici da seguire, in modo tale che, nel caso in cui ti ritrovassi in una situazione simile, non ti trova per niente spaesato.